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Domande Frequenti:

E' vero che se salto i pasti riesco a dimagrire?

In realtà no. È stato dimostrato da numerosi studi che digiunando nel corso della giornata si va incontro ad un fisiologico calo di zuccheri che spinge il cervello a desiderare cibo, stimolando di conseguenza un senso irrefrenabile di fame, motivo per cui si arriva al pasto successivo decisamente più affamati del solito. Inoltre saltare i pasti fa rallentare il metabolismo, per cui il corpo impiega più tempo a “bruciare” ciò che è stato ingerito.

Se dopo aver mangiato in modo eccessivo vomito, riesco ad eliminare tutto?

No. Studi effettuati presso il laboratorio di Nutrizione Umana di Pittsburgh hanno evidenziato che nel vomito sono presenti circa la metà delle calorie assunte con l'abbuffata. Chi vomita pensa di non assorbire ciò che mangia ma non è così. Pertanto il controllo dell'alimentazione viene meno. Il vomito autoindotto crea anche uno stato di deprivazione psicobiologica che facilita la comparsa delle abbuffate allo stesso modo di una dieta troppo restrittiva.

Dopo aver utilizzato i lassativi, mi vedo la pancia piatta e il mio peso cala, ma il giorno dopo mi sento gonfia. Come mai?

La perdita di peso legata all'uso di lassativi e l'effetto “pancia piatta” sono da attribuire all'eliminazione dell'acqua. I lassativi infatti agiscono a livello dell'intestino crasso, ovvero dove il cibo ingerito è già stato assorbito. Quindi si verifica una diarrea acquosa, la cui perdita di liquidi viene rimpiazzata non appena si beve o si assume dell'altro cibo. La sensazione di gonfiore è dovuta al fatto che il corpo, essendo in carenza di liquidi (avendone persi in modo eccessivo con i lassativi) cerca di trattenerne il più possibile.

Cos'è la fame nervosa?

La fame nervosa è una risposta ad uno stato emotivo. Quando accade qualcosa che scuote emotivamente la persona, questa può sentire l'esigenza di mangiare, per calmare stati d'animo come l'ansia, la rabbia, tristezza o riempire un “vuoto”. Questo avviene quando la persona sente di non avere gli strumenti per gestire lo stato emotivo. L'assunzione di cibo induce istantaneamente un temporaneo stato di rilassamento.

Che differenza c'è tra anoressia e bulimia?

L’elemento che permette di differenziare i due disturbi dell'alimentazione è il peso corporeo ( o meglio l'Indice di Massa Corporea). Nel caso di anoressia nervosa la paziente deve essere sottopeso, avere quindi un Indice di Massa Corporea (IMC=peso/ altezza²) inferiore a 17.5, mentre nel caso di bulimia nervosa la paziente è generalmente normopeso (IMC= 20 – 25). È possibile, se non probabile, che le altre caratteristiche, ad esempio le abbuffate ed il vomito auto-indotto, accomunino i due tipi di disturbi dell'alimentazione. Le ultime ricerche tendono a non differenziare più in tre categorie i disturbi dell'alimentazione (anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo del comportamento alimentare non altrimenti specificato), perché nella pratica clinica si vede che i tre tipi di disturbi condividono la maggior parte delle caratteristiche cliniche (per approfondimento https://www.aidap.org/2016/la-prospettiva-transdiagnostica-dei-disturbi-dellalimentazione/)

L'attività fisica può incidere nello sviluppare un disturbo dell'alimentazione?

Le persone che praticano sport come la danza o la ginnastica artistica e gli sport agonistici, rientrano nelle categorie che possono essere a rischio per lo sviluppo del disturbo dell'alimentazione. Oltre a praticare questi sport a rischio, devono essere presenti anche altri fattori per fare in modo che la persona sviluppi un disturbo dell'alimetazione.

Come mi posso comportare per aiutare una mia amica se vedo che ha un disturbo dell'alimentazione?

Quando una persona a noi cara soffre di un disturbo dell'alimentazione, è naturale porsi delle domande su quanto sta accadendo e su come dovremmo comportarci. La premessa fondamentale a qualsiasi domanda è che non ci sono regole valide per ogni situazione. Sicuramente aiutarla a parlare e starle vicino è fondamentale affinché prenda coscienza del problema. Il passo successivo è quello di invitarla a contattare uno specialista. Puoi esserle vicina e volerle bene, senza sobbarcarti la responsabilità di risolvere il suo problema. Riuscire a convincerla a parlare con uno specialista è di per sè un grande aiuto.

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